Il gruppo si dirigeva verso ovest, in direzione delle mura di Bastion, "l'isola galleggiante" come la chiamavano i reietti che abitavano sotto quelle mura alte 5Km. L'isola, Bastion, era una città fortifica di forma circolare, fu costruita sopra un monte e circondato da solide mura di metallo, liscie, impenetrabili, riflettevano il cupo paesaggio intorno. Dopodichè fu negato l'accesso a tutti, tranne ai costruttori. Non era altro che un porto spaziale Bastion, in un mondo senza luce e senza speranza, l'unico contatto con quel mondo sarebbe stato il commercio, avevano deciso le confederazioni nel Patto stipulato tra i 5 mondi. Nessuno entrava, nessuno usciva, solo merci, ad esclusione del centro della città, dove avvenivano gli affari. Un brulicare di esseri da ognuno dei 5 mondi. Naturalmente dove c'è commercio c'è anche mercato nero. E Inferno66 non faceva eccezione. Era il pianeta perfetto per mantenere un mercato stabile. Essendo Bastion l'unico centro abitato dalle razze aderenti al Patto vi era un unico spazioporto. Mentre dall'altra parte del pianeta tutta la feccia esistente nell'universo commetteva crimini e concludeva loschi affari.
Il gruppo guidato da Ka'Ar'Goth procedeva verso Bastion lungo la via dei Dhan'ma, finora non avevano incontrato nessun indigeno e ciò non aveva certo diminuito le loro speranze, anzi. I Dhan'ma erano una delle tre razze di Inferno66, una delle tre
con un minimo di intelligenza e con un bassissimo livello di società progredita all'attivo. Per il resto solo bestie che nessuno si augurava di incontrare, quantomeno mai un Lusefiks. Avevano i loro Dei, avevano i loro riti, nessuno tranne nei primi anni della scoperta del pianeta si era mai procurato per studiarli, ma gli studi non portarono a nulla, troppo poco evoluti per sfruttarli, troppo poco forti per volerli sottomettere, il pianeta era un immensa miniera e non c'èra bisogno di dare tutto a fuoco e fiamme quando si poteva avere lo stesso senza sforzo.
Bastion aveva sotto le sue fondamenta, scavato nella montagna, un complesso sistema di tubature e trivelle che servivano per distruggere e assorbire l'interno del pianeta, piano piano senza bisogno di nient'altro, le materie prime che se ne ricavavano servivano anche per far funzionare il tutto oltre che per il commercio.
Ka'Ar'Goth stava conducendo un gruppo di cinque persone verso il loro contatto nelle vicinanze di un villaggio Dhan'ma. Seguirono le tracce dei Monoliti di Hanam, dei rozzi macigni malamente scolpiti a figura del loro Dio, il Dio dai Dhan'ma, riuscendo così a non perdere la strada in quella giungla oscura che era la zona di Gyan. Così era chiamato quel perimetro che delineava pressappoco il territorio cui circondavano i 12 villaggi dei Dhan'ma. Riuscirono a trovare il punto di contatto e si fermarono lì a riposare. Mangiarono carne in scatola riscaldata con un rudimentale Lasyon, un fornelletto da campo laser, appena finirono il pasto arrivo il contatto, Karak'rog, compagno d'armi di Ka'Ar'Goth. Arrivò di soppiatto senza fare il minimo rumore, quando fù a tre metri dal gruppo salto fuorì fingendo un attacco alle spalle della guida, con un gesto Ka'Ar si girò lo prese per un braccio e lo stese a terra come se nulla fosse. Karak riprese in mano la situazione "hey, hey amico, sono io! Karak! Non ti scaldare! Ah Ah!" "Idiota, sai che da queste parti si aggirano i Lark, avrei potuto ucciderti immediatamente" "non ti scaldare, se fosserò stati Lark avresti già sentito i loro laser da due km di distanza, sai come sono fatti. Non vanno tanto per il sottile quando si tratta di organi umani"

Nessun commento:
Posta un commento