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domenica 30 marzo 2008

One Year To Midnight

Watchmen

Watchmen

Così viene descritto dall'autore Gianluca Aicardi su "M for Moore":

In un cupo 1985 turbato dall'imminenza di un conflitto termonuclare, e in cui tutti i vigilanti mascherati sono stati messi fuori lege, l'ultimo di loro rimasto ancora clandestinamente in attività lo psicotico Rorschach, s'imbatte in quello che ritiene essere un complotto per eliminare tutti gli eroi. Contatta allora i compagni di un tempo, per avvisarli del pericolo: alcuni si sono ritirati, altri lavorano per il governo, altri ancora hanno messo in piedi un'enorme fortuna personale rivelando pubblicamente la propria passata identità segreta. Ma un oscuro disegno sta davvero prendendo forma, qualcosa che mette in gioco molto più della sorte dei giustizieri mascherati.
Partendo da una citazione di Giovenale ("Quis custodiet ipsos custodes?","Chi custodisce i custodi?"), e sfruttando la possibilità di riforgiare i vecchi supereroi della Charlton di cui la Dc ha acquistato i diritti, Moore crea il suo massimo capolavoro, una parabola filosofica travestita da mistery e composta con un ritmo e un queilibrio narrativo pressochè perfetti.
Chiudendo ogni numero con alcune pagine di materiale testuale che riproduce dossier, articoli e diari inerenti all'universo e ai personaggi del suo racconto, Moore fornisce la più compiuta esemplificazione di uno dei suoi principi creativi: la cura per il dettaglio come mezzo per plasmare un contesto credibile in cui il lettore si possa immergere senza soluzione di continuità.
La New York sporca e violenta di Watchmen, ben rappresentata dal simbolico smile macchiato di sangue che funge da logo (è in realtà l'insanguinato distintivo del Comico, il controverso vigilante trovato morto da Rorschach), è il teatro delle vicende personali e collettive dei numerosi protagonisti, ciascuno delineato con una profondità e una quantità di sfumature assolutamente impensabili nella narrativa supereroica classica. La ricerca stilistica di Moore, qui supportato da un Dave Gibbons capace di infondere un design preciso e riconoscibile pur rimanendo costantemente asservito alle meticolose indicazione di regia che gli vengono fornite; raggiunge livelli senza precedenti: lo straordinario quarto capitolo, in cui l'onnipotente e ormai inumano Dottor Manhattan rivive contemporaneamente tutti i momenti della sua vita, rimane uno dei massimi risultati narrativi mai ottenuti nell'arte sequenziale. Oltre ai massimi riconoscimenti del mondo del fumetto, Watchmen vincerà nel 1988 anche il premio Hugo, normalmente riservato alle produzioni letterarie (sarà il primo e unico fumetto a ottenerlo: in seguito la narrativa illustrata verrà esclusa da regolamento), e nel 2005 sarà incluso nella lista dei 100 romanzi più rappresentativi del XX secolo, scelti dalla rivista Time.

Testi: Alan Moore
Disegni: Dave Gibbons

Colori: John Higgins

Who Watches the Watchmen?
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Who watches.. the Simpson?

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